Elegguà

Elegguà (Elegbà, Elegbara, Echù)

SINCRETISMO
L’Anima Solitaria del Purgatorio, il Bambino di Atocha, Sant’Antonio da Padova
SESSO
Divinità maschile
CARATTERISTICHE
Dio dei viaggi, padrone degli incroci e guardiano delle porte; personificazione del rischio, del destino e della morte; figlio di Obatalá e Yemú
ORICHA/MALATTIA
Trombosi, emorragie
ORICHA/ANIMALE
Jitìa, topo, montone, cervo, pollo, gallo, colomba, tartaruga
ORICHA/COLORE
Nero,rosso (oppure bianco,nero se Echù)
ORICHA/NUMERO
3, 21
GIORNO DELLA SETTIMANA
Il lunedì e il terzo giorno di ogni mese
FESTA
13 giugno

Read the rest of this entry »

“Il dio delle onde, del fuoco, del vento. Leggende, riti, divinità della santeria cubana” di Bajini Irina

AUTORE: Bajini Irina
EDITORE: Sperling & Kupfer
PAGINE: 192
ANNO: 2000

L’autrice, una studiosa italiana trapiantata a Cuba, descrive con esperienza di vita quotidiana nella precaria
L’Avana, il cammino singolare, i luoghi, le figure, i riti della santeria cubana, la religione del 70% dei cittadini dell’isola, nata dall’incontro del cattolicesimo del conquistatore spagnolo con le credenze dei neri dell’Africa, arrivati schiavi nei Caraibi a partire dal 1600.

Rogacìon de cabeza

La “Rogacìon de cabeza” (Obo Ori Eleda), letteralmente supplica per la testa è un cerimoniale complesso ed è oggetto di controversia tra molti operatori del settore. Quando si pratica questa cerimonia la prima cosa da considerare è che la si può fare sia ad un “iniziato” che ad un “non iniziato”, così come a tutte le persone credenti che hanno un Ori.
Ori è una divinità che vive nella nostra testa e il suo compito è di sancire il nostro destino. Si stabilisce nelle persone nello stesso momento in cui vengono create, è un santo che tutti hanno e che ricevono dalle mani del Creatore dell’Universo. E’ una divinità di grande importanza e supremazia, è lui che decide il destino della persona per tutta la vita e non la abbandona nemmeno dopo la morte. E’ quindi evidente l’importanza di questa cerimonia, “La Rogación de Cabeza” o “Obo Ori Eleda”.
È importante dire che quando si pratica questa supplica bisogna prima lodare la divinità perchè questa la riceva ed ottenere quindi l’effetto desiderato. Quello che molti non sanno è che se non vi è alcuna lode a Ori, la preghiera non andrà a buon fine perché Elenini (la divinità dell’ostacolo), rappresentata dai capelli e la pelle che copre le nostre teste, tratterrà la ”Rogacìon” che quindi non arriverà mai ad Ori.
La storia racconta che Elenini e Ori erano molto amici e si proteggevano a vicenda, finché un giorno Elenini si chiese perchè gli esseri umani rendessero sempre omaggio ad Ori, dimentiandosi di lui. Allora Ori si recò al castello divino e raccontò ad Olofin ciò che stava accadendo, al chè Olofin rispose senza esitazione e con autorità: “Questo è vero. Per fare in modo che non ci siano più controversie fra voi, da questo momento ogni volta che si effettua una preghiera a Ori, dovranno prima chiamarti, così Elenini devrà discostarsi e tu riceverai la supplica altrimenti lui rimarrà e fermerà il tributo”.
La supplica va fatta quando si sente la necessità o quando il tuo angelo custode chiede di farlo. 
La “Rogacìon de cabeza” va realizzata preferibilmente da Babalawos e Santeros che conoscono molto bene la lode a Ori e che sappiano svolgere questa importante cerimonia. Il rituale si svolge attorno alla “boveda”, un tavolino sul quale si depongono coppe per l’acqua, fiori bianchi, noci di cocco, rum, uova, miele d’api, candele, erbe, ecc…
¿Y que tu quieres que te den?

In questo video potete vedere lo spettacolo dell’Accademia Metangala di Eva y Esmil Diaz sulla famosissima canzone di Adalberto Alvarez “Y que tu quieres que te den?” dove vengono rappresentati con la danza tutti i principali Orichas. Presente sul palco con i tamburi Batà Irian “El Chinito”.
Buona visione!

Oru de Igbodú - Conversazione con l’altare

Voglio parlare dei toques de oricha che si suonano con i tamburi batà.
I batá sono, assieme ai canti e alla danza, parte essenziale nello svolgimento delle cerimonie sacre degli orichas.
Attraverso il canto dell’apkwon e il suono batà degli omoalaña, si invitano le divinità affinché si manifestino “montando” il “caballo”, il ballerino rituale. A questo scopo ogni santo ha uno o più ritmi che lo identificano.
Ma c’è un momento particolare, all’inizio del rituale, in cui questi ritmi non vogliono l’accompagnamento di alcun canto.
Gli omolaña si ritrovano nella camera del santo (igbodú), raffigurato da una serie di oggetti simbolici messi assieme su un altare.
Solo i musicisti e il babalawo rimangono dinanzi all’altare e questi cominciano la cerimonia suonando solamente le “chiamate” ai vari ritmi dedicati ai santi. Tutte queste “chiamate” sono rivolte agli orichas secondo un ordine prestabilito.
Poi, cominciando dal primo santo Elegguá (la divinità che risiede all’inizio di ogni nuovo cammino), i tamburi suonano il ritmo a questo dedicato e poi passano al santo seguente in una successione di ritmi che si chiama “Oru de Igbodú” (conversazione con l’altare).
Questo Oru è solo strumentale (seco) e comprende solamente i ritmi propri delle divinità; la sua funzione rituale è quella di chiedere agli orichas il permesso di praticare la cerimonia e di chiamarli a parteciparvi.
I toques sono 24 ma gli oricha sono 22 nell’Oru de Igbodú, questo perchè Elegguá e Babalú Ayé ne ricevono 2 ciascuno.
01. Elegguá, chiamato Latokpá;
02. Elegguá;
03. Oggún;
04. Oshosi, chiamato Agueré;
05. Obaloké;
06. Inlé;
07. Babalú Ayé, chiamato Iyákotá;
08. Babalú Ayé, chiamato Ibá Ibá ogguedé má;
09. Osaín, chiamato Kuro kuro be te;
10. Osún;
11. Obatalá;
12. Dadá;
13. Oggué;
14. Aggayú;
15. Orula;
16. Gli Ibbeyis;
17. Orisha Oko;
18. Changó, con 3 ritmi; chiamato Didi Laró, segreto;
19. Yewá;
20. Oyá;
21. Ochún, chiamato Cheche Kururú;
22. Yemayá, chiamato Alaro.
23. Obbá;
24. Odduá.

Un grazie all’oricha padrone dei tamburi:
maferefun Changò, kabiosileo

Fonte: SBANDAO

Tamburi Batà

Il più grande è l’Ija, il medio l’itotele, il piccolo l’okonkolo.
L’okonkolo assieme all’itotele costituisce l’ossatura ritmica, la “clave” dei batà, mentre l’iJa effettua le “chiamate” cioè le “partenze” del toque e poi può improvvisare sul tema iniziale.
Possono essere batà consacrati oppure “aberinkula” cioè non consacrati.
Adesso dirò cose forse meno note, anche se non svelerò segreti, che non posso svelare…
Dentro i tamburi consacrati, specialmente nell’Ija, risiede l’oricha Aña. Le membrane sono bagnate nel liquido segreto dell’omiero consacrato da dei babalawo in una cerimonia speciale sotto lo sguardo benevolo di Osain.
Possono suonarlo solo gli omoAña, che hanno una loro gerarchia e devono avere la caratteristica di non essere mai stati il “caballo” di qualche santo, cioè di non essere mai entrati in trance durante un bembè (festa religiosa).
I nuovi santeri devono sempre essere “presentati” ai tamburi batà consacrati dopo la cerimonia del Kari-Ocha, cioè dell’Asiento, del farsi santo. Ce ne sono pochissimi di batà consacrati nel mondo, quasi tutti negli Stati uniti e a Cuba, quindi si raggruppano i nuovi santeri per presentarli in un’unica cerimonia.
Tale cerimonia viene effettuata per ore, a volte molte ore, nelle quali gli OmoAña devono assolutamente suonare senza mai smettere.
Durante queste cerimonie si esegue una sequenza di toque ben precisa senza canto che è l’”oru seco” o “oru igbodu” che inizia sempre con i guerreros: cioè nell’ordine Elegguà, Oggun, Ochosi… etc etc… sino a chiudere con l’oricha dell’asiento.

Fonte: SBANDAO

I guerrieri o Orichas Oddè

Vorrei parlare di un argomento poco conosciuto ma molto importante nella religione yoruba, un passo intermendio verso il kari-ocha,il fare il santo… tanto che viene chiamato “medio asiento”.

Gli orishas che formano i guerrieri o “orisha Oddè” sono i primi che debbono essere ricevuti da quasi tutti gli iniziati della religione yoruba o santeria che dir si voglia (e qui ci sarebbe molto da dire su sincretismo o mimetismo…) e sono Elegguà, Oggun, Ochosi e Osun.

Il rito può essere officiato solo da alti sacerdoti yoruba, o babalawos, questo almeno nella maggioranza delle “case” poichè in alcune (ma pochissime) può essere officiato anche da semplici santeri.

Uno dei fondamenti dei guerrieri è Eshu-Elegguà, che nella cerimonia delle collane viene donato sotto forma di semplice cocco con forma di testa umana, mentre nei guerrieri la preparazione è più complessa e richiede vari elementi.
Diremo solo che il babalawo effettua una consulta attraverso Ifà per capire quale dei tanti cammini di elegguà è quello dell’iniziato, dopodichè sulla base del responso e con una Otà, una yefà, delle conchiglie più altri simboli si costruisce Eshu-Elegguà in forma di testa umana con occhi e bocca. Sulla testa si mette una piuma, più altri segreti comunicati da Orunmila attraverso Ifà.
Solo un babalawo può conoscere i segreti di Ifà e quindi la semplificazione che vede anche un santero officiare il rito dei guerrieri mi lascia un pò perplesso.

Read the rest of this entry »

Oyà Yansà

Oyà (Oyà Yansà, Yaya)

SINCRETISMO
La Vergine della Candelaria
SESSO
Divinità femminile
CARATTERISTICHE
Padrona dei venti, dei temporali, delle saette e dell’atmosfera; una delle spose di Changó, padrona del cimitero
ORISHA/MALATTIA
Danni da scariche elettriche, malattie dovute a correnti d’aria
ORISHA/ANIMALE
Gallina, Colomba, Capra
ORICHA/COLORE
Tutti i colori dell’arcobaleno
ORICHA/NUMERO
9, 19, 29, 39, 49, 99 e i multipli di 9
GIORNO DELLA SETTIMANA
Giovedì
FESTA
2 febbraio

Read the rest of this entry »

La divinazione

Nella Santeria cubana esistono quattro tipi di divinazione:

  • Diloggùn Per questo sistema di divinazione si usa il caracol, una particolare conchiglia usata per molto tempo dalle popolazioni africane come moneta. Il santero tira 16 conchiglie leggendone 12. Dalla 13° in poi ci si deve rivolgere ad un babalawo. L’interpretazione e il responso vengono dati a seconda di quante conchiglie cadono con la parte concava in alto. Se la 13° conchiglia cade è la maledizione di Babalù Ayè, San Lazzaro, orisha delle malattie.
  • Biague Questo sistema viene fatto con il cocco. Il cocco è molto usato nella Santeria, è il tributo che si paga agli dei in ogni circostanza, è l’offerta, il cibo rituale degli antenati che da inizio a tutti i riti della Regla de Ocha. Quattro pezzi di cocco vengono lanciati in aria e a seconda di come cadono si ha il responso. Ci possono essere 5 combinazioni.
  • Equele Questa divinazione è fatta esclusivamente dai babalawos che utilizzano una catena costitutita da otto pezzi con un lato concavo e uno convesso. Questa viene fatta cadere su una stuoia e a seconda di come sono posizionati i pezzi si ha il responso. Si possono avere 256 combinazioni diverse. Ogni “tirada” corrisponde ad un patakin (racconto sacro con gli orishas protagonisti), un proverbio o una cerimonia da realizzare per risolvere il problema.
  • Tablero de Ifà Anche questo sistema è fatto esclusivamente dai babalawos ed è utilizzato in occasioni speciali al posto dell’Equele. La tavola è in legno di cedro, rotonda con bordi rialzati, ha misure ben definite ed ha segnati quattro punti cardinali che rappresentano quattro Orishas (Obatalà, Oddùa, Changò, Echù). Il babalawo, seduto su una stuoia con le spalle al muro, sparge sul tablero la yefà, una polvere bianca ricavata da zanna di elefante o da manioca macinata. In seguito lancia sul tablero 16 conchiglie e interpreta le posizioni che prendono rispetto ai quattro punti cardinali. Le combinazioni sono 4096.

Chi sono i babalawos? Il babalawo (o babalao) è un sacerdote. Può essere solo e unicamente uomo. Viene consacrato come tale solo da un altro babalawo che consultando la tavola di Ifà scopre che questo è figlio di Orula, l’Orisha della divinazione.

Santeria

Avrete notato che in questi giorni ho aperto una nuova sezione “Santeria” in cui verranno inseriti articoli riguardanti la SANTERIA CUBANA e i suoi ORISHAS nei giorni delle loro ricorrenze.
Ma cos’è?

Il termine “Santeria” fu coniato dagli spagnoli per denigrare la devozione ai santi dei loro schiavi di origine africana. A questi africani provenienti dalla regione compresa tra l’antico regno del Dahomey, Togo, Benin e il sud-ovest della Nigeria, dove vissero numerose tribù che avevano come idioma comune il “yoruba“, venne proibito di praticare la loro religione, pena la morte, e venne imposta la religione cattolica. Il detto “fatta la legge trovato l’inganno” valeva anche all’epoca e così questi, in base a caratteristiche comuni, celarono i loro Dei dietro l’iconografia cattolica continuando così liberamente ad adorlarli senza incorrere nella crudeltà degli oppressori. Col tempo questa unione è diventata inscindibile ed oggi ogni santero è cattolico battezzato. Questa religione viene chiamata anche “Regla de Ocha”.
Gli Orishas (Santi) erano esseri umani che possedevano l’Aché, la grazia, e sono stati resi santi dai loro discendenti.
Tra i più famosi ci sono:
Changò (Santa Barbara) Dio della virilità, della mascolinità, del fuoco, di fulmini e tuoni, della guerra, della danza e della musica in particolare dei tamburi.
Babalù Ayè (San Lazzaro) Dio guaritore di numerose malattie veneree, della pelle, della lebbra, del colera, delle infermità in genere ecc.
Elegguà (Sant’ Antonio di Padova) Dio bambino, dispettoso, messaggero, che detiene le chiavi del destino.
Obatalà (Vergine de la Mercedes) il creatore della terra. Divinità pura per eccellenza, ama la pace ed è misericordioso. È il dio della testa, del pensiero e dei sogni.
Yemayà (Vergine Maria) Madre della vita e degli altri dei. Dea dell’acqua salata e quindi del mare come fonte primordiale di vita.
Orula (San Francesco d’Assisi) la divinazione personificata, principale benefattore del genere umano perché gli svela il futuro e lo consiglia.
Ochùn (Vergine de la Caridad del Cobre - patrona di Cuba) Dea dell’amore, della bellezza, della femminilità e dei fiumi.

« Previous Entries Next Entries »