CHANGÓ (SHANGÓ)
SINCRETISMO
Santa Barbara
SESSO
Divinità maschile
CARATTERISTICHE
Padrone del fuoco, del lampo, del tuono, della guerra e dei tambores batá; impulsivo, collerico e donnaiolo; figlio di Ibaibó e di Yemú; sposo di Oyá e Obba; padre degli Ibeyis
ORICHA/MALATTIA
Scottature
ORICHA/ANIMALE
Montone, gallo rosso, tartaruga, cavallo, pernice, quaglia
ORICHA/COLORE
Bianco, rosso
ORICHA/NUMERO
4, 6, 12, 21 e 36
GIORNO DELLA SETTIMANA
Sabato
FESTA
4 dicembre
“Iyama se lobi Changò…”
quando penso a Changò non posso non pensare subito a questo dolcissimo e bellissimo brano di santeria, al ritmo che lo sostiene, alla forza che emana.
All’inizio restavo colpito dalla sua sincretizzazione con Santa Barbara: ma come? un simbolo della maschilità, quasi del machismo, vestito con la tunica e la gonna? In realtà ciò che ha colpito l’immaginazione dei primi lucumì è stato il rapporto di Santa Barbara con il fuoco e il tuono e il colore rosso della sua veste…
anche se a volte per farlo “montare” un cabajo umano i canti de puya gli ricordano che è scappato una volta dai suoi nemici vestito da donna…
Changò rappresenta nella mia testa una tipologia di uomo ben precisa: festoso, chiassoso, donnaiolo, seducente, amante della danza e della buona compagnia, iroso ma simpatico…
è contrapposto a Oggun, dalle caratteristiche ugualmente tipiche di un certo “genere” maschile fatto anch’esso di pregi e difetti ugualmente grandi.
basti dire una cosa per capire i “tipi”:
Changò si vanta delle dimensioni enormi della sua virilità ed esibisce questa con orgoglio e grande sensualità anche durante le danze tra le più belle e difficili,
Oggun si vanta della durezza d’acciaio e instancabilità del proprio organo, e durante la sua danza, piena di calma forza controllata e flessuosa, non esita a dimostrare di poter colpire con il machete le proprie parti virili senza danno.
Mai come nel caso di Changò “ikù lobi ocha” (”il morto genera il dio”) perchè a quanto pare è stato davvero il quarto re della regione di Oyo, l’attuale e devastata povera terra di Nigeria ed è stato deificato dopo la sua morte in virtù delle grandi conquiste, fatte a discapito delle regioni vicine.
Shangò (poi trasformato in Changò) significa “rivoltoso”, nel senso di colui che non è mai domato, proprio come il tuono di cui è padrone.
Kabiosile Changò: padrone dei tamburi, della danza (per la quale ha rinunciato alla divinazione), oricha della virilità maschile, della seduzione vista dalla parte dell’uomo.
Maferefun baba: guerriero e re con la potenza del fuoco, di cui è padrone.
Di lui si dice che parla solo una volta come il tuono.
Ochun è la sua eterna innamorata, a lui mai completamente fedele però. Al contrario di Obba la sua prima moglie (che lui non tiene molto in considerazione) simbolo della fedeltà coniugale.
L’altra sua moglie è Oyà (che ha lasciato Oggun per lui), con la quale divide lotte, litigi e spesso il talamo nuziale, in una lealtà continua ma frastellata di suoi tradimenti.
Il suo numero è il 6 e i suoi multipli, per alcuni anche il 4, ama molto le banane verdi di cui è goloso e le mele, assieme al mais tostato.
Il suo giorno è il sabato che condivide con Ochun.
i suoi colori sono il bianco e il rosso, simboli della purezza l’uno e della passione e del sangue l’altro…. di questi colori è fatta anche la sua collana piena di fuoco rosso che genera la luce bianca.
Un’altra cosa preziosa: il suo Oche, il suo oggetto, è un’ascia corta a due lame e per me ha un senso. Rappresenta il fatto che la forza e la bellezza sono sempre un’arma a doppio taglio e bisognerebbe saperle usare con prudenza e giudizio.
Kaó Kabiesilé, Shango Alufina!
Fonte: SBANDAO















