Dal Brasile gambe da Guinness

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1 metro e 23 centimetri di gambe dal tallone all’anca. La detentrice del record mondiale è la modella brasiliana Ana Hickmann, 29 anni, altezza 1.85m, nata a Santa Cruz do Sul, ma di origine tedesca (Hickmann non è certo il cognome tipico di Rio).
Sulle passerelle dall’età di 16 anni, è la modella più richiesta assieme a Gisele Bundchen. Citata nel 2004 e nel 2005 nella classifica delle 100 donne più belle del mondo, ha recentemente sfilato alla settimana della moda di San Paolo ed ha lavorato per Victoria’s Secret; è inoltre  apparsa sulle copertine di Vogue e Sports Illustrated Swimsuit Issue. Come molte sue colleghe firma una sua linea di moda, cormetici e accessori. Ana attualmente conduce anche un programma TV: “Hoje em dia”.

Pica Pollo

Il Pica Pollo è un gustoso piatto Dominicano che si trova in tutte le città piccole e grandi della Repubblica, anche in grandi catene come Pica Pollo Victorina e Pollo Rey  che non hanno niente da invidiare alla multinazionale KFC (Kentucky Fried Chicken). E’ un’ottima scelta dopo una notte di baldoria e birre!

INGREDIENTI x 4 persone
Un pollo da 1Kg circa tagliato a pezzi non molto grandi
2 limoni tagliati a metà
1/2 tazza di sedano tritato
1 piccola cipolla rossa a fette
2 bicchieri di olio
1/2 spicchio di aglio schiacciato
1/2 tazza di farina
origano dominicano (se possibile)
sale

In una pentola mettere a bollire il pollo con il sedano, la cipolla, l’aglio, i limoni e un pizzico di sale. Scolare quando la carne è tenera ma ferma. Mescolare la farina con l’origano e un pizzico di sale ed impanare il pollo. Friggere in abbondante olio finchè sarà dorato e croccante.
Si serve con tostones e insalata e può essere accompagnato da ketchup se si vuole.

“Tre belle cubane” di Gonzalo Celorio

AUTORE: Gonzalo Celorio
EDITORE: Neri Pozza (collana I narattori delle tavole)
PAGINE: 384
ANNO: 2007

Gonzalo Celorio è nato a Città del Messico nel 1948. Insegna letteratura iberoamericana alla Universidad Nacional Autonoma di Città del Messico. E’ considerato uno degli scrittori più importanti della letteratura centroamericana. Tra i suoi romanzi: Y retiemble en sus centros la tierra e Amor proprio.

“È l’alba dei ruggenti anni Venti quando per Miguel Celorio giunge l’ora della scelta: trovarsi un destino migliore dei suoi fratelli maggiori, Ricardo, Rodolfo e Severino, che hanno impunemente rosicato l’eredità ricevuta dal padre Emeterio, intrepido spagnolo delle Asturie diventato ricco in Messico col commercio del pulque, l’intruglio che si produceva nelle pianure di Apan.
Miguel ha avuto il miglior tiro di cavalli di Città del Messico, comprato abiti di ottimo taglio, praticato la falconeria e il nuoto, corteggiato belle donne, bevuto profusamente molti ottimi vini. Ma ha saputo fermarsi in tempo. Dopo il tragico epilogo della vita dei fratelli, ha cambiato rotta. Si è iscritto all’università di Oxford, ha studiato diplomazia e, quando non ha avuto piú un quattrino in tasca, è tornato in Messico dove ha affrontato la povertà in solitudine, potendo contare soltanto sull’orgoglio ispanico e le buone maniere.
Ora, però, è l’ora di un po’ di pace nella sua vita tribolata. L’amico Juan de Dios Bojórquez, che è diventato rappresentante diplomatico del Messico in Honduras e Guatemala, ha ottenuto per lui un incarico nella missione diplomatica del Messico a Cuba. Oxford, il portamento elegante e le buone maniere servono pure a qualcosa!
Eccolo dunque ora all’Avana, in una sera fatidica del 1921, seduto all’ultima fila del cinema Tosca di Calzada de Jesús del Monte, col cappello di feltro tra le mani con cui ha sfidato il sole infuocato delle Antille lungo il Malecón.
Le luci non si sono ancora spente, il film non è ancora iniziato, quando fanno la loro trionfale entrata nel cinema tre belle cubane, accompagnate da una tata. La maggiore è molto bella, la minore molto irrequieta e la mediana, che non è bella come la maggiore e nemmeno irrequieta come la minore, ha uno sguardo dolce e sereno in cui brilla l’intelligenza.
Miguel Celorio, elegante e povero diplomatico messicano, ne è subito conquistato: s’innamora di lei seduta stante e l’innamoramento durerà tutta la vita…
Ricostruendo la storia della sua famiglia, che ruota attorno alle tres lindas cubanas,Virginia, Rosita e Ana Maria, le tre ragazze che trascorrono l’intera infanzia e giovinezza a Cuba, ricevendo l’educazione propria delle fanciulle del primo Novecento: suonare il piano, ricamare, studiare, Gonzalo Celorio ci restituisce la storia di un paese dove il secolo trascorso ha scritto una delle sue pagine piú intense.
Le luci e le ombre di Cuba, il puro ideale mistico e la tirannia che ha rappresentato, rivivono in questo romanzo attraverso una grande saga familiare.”

Margarita

Il Margarita è il più comune cocktail a base di tequila. Nelle altre lingue: margarita è la parola latina per perla, mentre in spagnolo è la traduzione della parola margherita.
Ci sono quattro candidati per  il titolo di “creatore” di questo cocktail.
Danny Negrete (1936). Secondo quanto dice Salvador, figlio di Daniel, la tradizione di famiglia vuole che il padre avesse aperto un bar al Garci Crispo Hotel, con suo fratello David, e il giorno prima del matrimonio di David, Daniel presentasse questo cocktail come regalo di nozze per Margarita, sua cognata…si mormora che una volta inventato questo drink si sia diffuso nella riviera romagnola e presso l´hotel Cattolica e altri vari bar sulla costa una serie di varianti di questo drink. La stessa voce peró si é diffusa su svariati posti quindi non si sa mai come prendere quetse informazioni! Era una combinazione di un terzo di Triple Sec, un terzo di Tequila ed un terzo di succo di lime. Il drink non era mescolato ed era servito con ghiaccio tritato.
Francisco ‘Pancho’ Morales (1942). In Texas, un barman, Pancho Morales inventò il Margarita il 4 di Luglio del 1942, in un bar a Juàrez, chiamato Tommy’s Place. Sembra che una donna avesse chiesto un Magnolia, ma Morales non era certo della ricetta, così improvvisò e la sua creazione divenne un successo.
Carlos ”Danny” Herrera (1947–48) mischiò della tequila bianca con succo di limone e triple sec, creando una miscela lisca e salata che chiamò “Margarita”. Una showgirl (e talvolta attrice) che si faceva chiamare Marjorie King, uno degli avventori, era allergica ai liquori, tranne che alla tequila, ma non amava berla col sale e limone, così Herrera cominciò a sperimentare e creò un miscuglio fatto da tre parti di tequila, due parti di Cointreau e una parte di succo di limone. Aggiunse ghiaccio tritato e shakerò.
Margaret Sames (1948) inventò il cocktail ad Acapulco. Sames usò una parte di Cointreau, tre parti di tequila ed una parte di succo di lime. Sapendo che molte persone bevevano la tequila dopo aver leccato del sale, decise di guarnire il suo cocktail con una crosta di sale.
Secondo quanto dice William Grimes, autore di Straight Up or On the Rocks: The Story of the American Cocktail, ci sono molte persone che affermano di aver bevuto Margarita già negli anni ‘30, quindi è facile affermare che il Margarita non fu inventato dopo il 1940.

RICETTA (AIBES)
5/10 tequila
3/10 triple sec
2/10 succo di lime o limone
Il drink è normalmente servito shakerato con ghiaccio, on the rocks, o mescolato con ghiaccio (il “frozen margarita”); nella ricetta classica è servito nella tipica coppetta detta crusta. Tutti e tre i modi sono frequentemente serviti con sale sul bordo del bicchiere.

CURIOSITA
I barman specializzati nei cocktail a base di tequila ritengono che il sale nasconda il sapore mediocre di cattivi margarita fatti con tequila non di prima qualità.

VARIANTI
È possibile aggiungere anche succhi di frutta al margarita. Esempi classici sono le seguenti combinazioni:
Succo di lime con mirtillo.
Fragola o pesca, con succo di limone.
Banana, con succo di banana

23 al 29Mar - 19° Festival del cinema Africano, Asia e America Latina - Milano

Il 23 Marzo a Milano prenderà il via un appuntamento ormai storico per gli appassionati del cinema del sud del mondo, l’unico festival in Italia interamente dedicato alla conoscenza della cinematografia, delle realtà e delle culture dei paesi dell’Africa, dell’Asia e dell’America Latina.
Oltre 50 nazioni rappresentate, circa 80 tra film e video proiettati.
Il programma del 19° Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina prevede le ormai consuete 2 sezioni “competitive” - Concorsi Finestre sul mondo - aperte ai lungometraggi di fiction e ai documentari di Africa, Asia e America Latina  e tre concorsi riservati esclusivamente all’Africa: Concorso per il Miglior Film Africano e i Concorsi per i Migliori Cortometraggi di Fiction e Documentari.
Ecco alcune proiezioni dall’America Latina:
“El viaje de Teo” di Walter Doehner, Messico, 2008, 92′ sottotitoli IT
“Oso Blanco” di C. Suau e R. Millan, Porto Rico, 2008, 82′ tradotto IT
“Leonera” di Pablo Trapero, Argentina, 113′ sottotitoli IT
“La extranjera” di Fernando Diaz, Argentina, 2008, 96′ sottotitoli IT
“Corazòn de fabrica” di E. Ardito e V. Molina, Argentina, 129′ tradotto IT
Per il programma completo FESTIVALCINEMAAFRICANO

26Mar - Los Van Van in concerto - Salzano (TV)

Giovedì 26 Marzo presso la discoteca Hollywood a Salzano (TV) grandissimo concerto del gruppo simbolo della salsa cubana: Los Van Van!
L’orchestra, una delle più famose al mondo, quest’anno festeggia i 40 anni di carriera artistica. Durante questo concerto potremo ascoltare le fantastiche canzoni del nuovo album “Arrasando” (30° album).
Il costo dell’ingresso è di 22euro compresa una consumazione (21 in prevendita).
Info e prevendite TROPICALGRUPO

Dulche de Leche

Ecco a voi un dolce tipico di tutta la Latinoàmerica. Fonti più o meno attendibili mi dicono che sia originario argentino, ma ogni nazione sudamericana ne reclama la paternità!
Il dulce de leche è una crema che viene utilizzata per farcire torte, muffins e crepes, oppure semplicemente, spalmata sul pane. Realizzarlo è molto facile, ma richiede tempi di cottura lunghi.

RICETTA x circa 200gr di dulce
1litro di latte
1/2 bacello di vaniglia
280gr di zucchero
1 cucchiaino di bicarbonato
Mettete sul fuoco a fiamma viva una pentola capiente (il latte bollendo sale) con il latte e lo zucchero (sciogliere con cura). Aprite il bacello della vaniglia, togliete i semi e metteteli nel latte (io ho messo anche il bacello che ho tolto quando iniziava a bollire). Appena bolle togliete la pentola dal fuoco e mettete il bicarbonato. Rimettete sul fuoco, abbassando la fiamma (deve sobbollire continuamente). Lasciate sul fuoco 45min - 1ora mescolando di tanto in tanto. Quando inizia a diventare scuro mescolate continuamente. Per la giusta cottura fate la prova della marmellata nel piattino, cioè mettete una piccola quantità di composto in un piattino, se si addensa è pronto. A quel punto togliete dal fuoco e continuate a mescolare per un bel pò, finchè non vedrete che si addensa parecchio. In tutto ci vorranno circa 2ore.
Il risultato è uno spettacolo! Spalmato sul pane è una prelibatezza! Conservatelo in un vasetto in frigo.

Si dice che le signore argentine mettano una pallina di vetro (una biglia trasparente… senza colori nè cose all’interno) nella pentola in modo che il composto si mescoli continuamente.
Questa ricetta si può realizzare anche a bagno maria, ma ci si impiegherà circa 3ore.

“Manuale per investire i cani e altri racconti” di Daniel Galera

AUTORE: Daniel Galera
EDITORE: Arcana (collana Arcana Fiction)
PAGINE: 103
ANNO: 2004

Daniel Galera, nato a San Paolo del Brasile nel 1979, è un traduttore, editore e promotore culturale. Vive a Porto Alegre.

Una raccolta di racconti lucidi e deliranti allo stesso tempo, che hanno per protagonisti i giovani del Brasile del 21° secolo: giovani uguali a quelli di Londra, Berlino, Parigi o New York, in balìa dei propri sentimenti e alle prese con droga, web, sesso estremo e sensazioni al limite, vissuti però non in una grigia metropoli, ma nello stridente contesto di una natura meravigliosa e sensuale. “

Non fatevi imbrogliare dal titolo provocatorio, questi racconti sono di una bellezza disarmante!!!

Rogacìon de cabeza

La “Rogacìon de cabeza” (Obo Ori Eleda), letteralmente supplica per la testa è un cerimoniale complesso ed è oggetto di controversia tra molti operatori del settore. Quando si pratica questa cerimonia la prima cosa da considerare è che la si può fare sia ad un “iniziato” che ad un “non iniziato”, così come a tutte le persone credenti che hanno un Ori.
Ori è una divinità che vive nella nostra testa e il suo compito è di sancire il nostro destino. Si stabilisce nelle persone nello stesso momento in cui vengono create, è un santo che tutti hanno e che ricevono dalle mani del Creatore dell’Universo. E’ una divinità di grande importanza e supremazia, è lui che decide il destino della persona per tutta la vita e non la abbandona nemmeno dopo la morte. E’ quindi evidente l’importanza di questa cerimonia, “La Rogación de Cabeza” o “Obo Ori Eleda”.
È importante dire che quando si pratica questa supplica bisogna prima lodare la divinità perchè questa la riceva ed ottenere quindi l’effetto desiderato. Quello che molti non sanno è che se non vi è alcuna lode a Ori, la preghiera non andrà a buon fine perché Elenini (la divinità dell’ostacolo), rappresentata dai capelli e la pelle che copre le nostre teste, tratterrà la ”Rogacìon” che quindi non arriverà mai ad Ori.
La storia racconta che Elenini e Ori erano molto amici e si proteggevano a vicenda, finché un giorno Elenini si chiese perchè gli esseri umani rendessero sempre omaggio ad Ori, dimentiandosi di lui. Allora Ori si recò al castello divino e raccontò ad Olofin ciò che stava accadendo, al chè Olofin rispose senza esitazione e con autorità: “Questo è vero. Per fare in modo che non ci siano più controversie fra voi, da questo momento ogni volta che si effettua una preghiera a Ori, dovranno prima chiamarti, così Elenini devrà discostarsi e tu riceverai la supplica altrimenti lui rimarrà e fermerà il tributo”.
La supplica va fatta quando si sente la necessità o quando il tuo angelo custode chiede di farlo. 
La “Rogacìon de cabeza” va realizzata preferibilmente da Babalawos e Santeros che conoscono molto bene la lode a Ori e che sappiano svolgere questa importante cerimonia. Il rituale si svolge attorno alla “boveda”, un tavolino sul quale si depongono coppe per l’acqua, fiori bianchi, noci di cocco, rum, uova, miele d’api, candele, erbe, ecc…
Daiquiri

Il Daiquiri è un cocktail di origini caraibiche a base di rum, lime e zucchero di canna.
Le sue origini vengono fatte risalire al 1898, quando vi fu la guerra tra Stati Uniti e Spagna, dopo l’affondamento della nave Maine, nel porto dell’Avana. Secondo gli storiografi, un marine sbarcò in un piccolo villaggio nei pressi di Santiago di Cuba, precisamente a Daiquiri. Qui per placare la sete entrò in una baracca che fungeva da mescita. Rifiutandosi di bere rum liscio, lo fece allungare con succo di lime e poi lo corresse ulteriormente con un po’ di zucchero. Nacque così il Daiquiri.
Un’altra leggenda sposta la sua data di nascita pochi anni più tardi, nel 1905, nelle miniere di Daiquiri. Si afferma che fu un americano chiamato Jennings Cox che creó questa bevanda. Si dice che Cox ad una visita dell’ingegnere italiano Pagliuchi, di fronte alla mancanza di Gin, inizió a mescolare il Rum con ingredienti differenti finché arrivó ad ottenere una semplice combinazione, mescolandolo con limone e zucchero.

RICETTA
6/10 rum bianco
3/10 succo di lime
1/10 sciroppo di zucchero di canna
Shakerare e versare in una coppetta guarnendo con una spirale di buccia di limone.

VARIANTI
Banana Daiquiri: 6/10 rum bianco, 3/10 crema di banana, 1/10 succo di lime o limone
Daiquiri alla fragola: come il daiquiri classico aggiungendo un pio di fragole frullate.
Daiquiri Florifita: 60-70cl di rum bianco, una cucchiaiata e mezza di succo di lime, succo di mezza arancia, zucchero a piacere, ghiaccio.

CURIOSITA’
Il Daiquiri è celebre per essere stato uno dei preferiti dallo scrittore Ernest Hemingway, assieme al mojito “My mojito at La Bodeguita, my daiquiri at El Floridita”.

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